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Sep 19, 2009Divieto alla guerra, non alla democrazia
Millecinquecento persone hanno partecipato, ieri sera, alla fiaccolata convocata contro l'ipotesi della Prefettura di impedire i cortei nel centro cittadino, ma diventata anche la prima risposta alle continue stragi in Afganistan e alla guerra a cui il nostro paese sta partecipando. Al termine della fiaccolata, un'assemblea ha deciso di convocare il Preefetto in P.za dei Signori perché possa ascoltare i cittadini. Dopo che ha ascoltato partiti e dirigenti d'ogni sorta, è tempo che il rappresentante del governo senta cosa hanno da dire i vicentini sul diritto di manifestare. Vicenza ha dimostrato di non voler limitazioni alla propria democrazia: il sindaco Variati deve farsene portavoce, non sottoscrivendo la proposta che vieterebbe la libertà d'espressione. "Divieto alla guerra, non alla democrazia", recitava lo striscione d'apertura, parlando del caso vicentino, ma anche delle stragi in Afganistan. E la sorpresa è stata la presenza di alcuni soldati statunitensi della caserma Ederle che, nonostante i pericoli disciplinari che corrono, hanno voluto unirsi ai cittadini vicentini, e solidarizzare con loro al microfono. «E' tempo - hanno detto di fronte ai manifestanti - di smettere la guerra in Afganistan e riportare tutti a casa. E il nostro governo - hanno aggiunto - deve rinunciare alla nuova base al Dal Molin, che i vicentini non vogliono. Sono molti, all'interno della Ederle, a pensarla così». Una presenza inattesa, che conferma l'assurdità della guerra. E una partecipazione di cittadini al di là di ogni aspettativa, che dice a coloro che vorrebbero imporre il silenzio sulla vicenda Dal Molin che i vicentini non si faranno complici nella logica delle compensazioni, dove alcuni vorrebbero far accettare un danno irreversibile per ricevere in cambio qualche elemosina.
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