Jun 29, 2009Per la gente di Vicenza

Ai vicentini e alle vicentine

Con profondo rispetto per la vostra lotta e la vostra causa noi, l'International Network for the Abolition of Foreign Military Bases (rete internazionale per l'abolizione delle basi militari straniere), vi inviamo questa lettera di solidarietà alla vigilia della vostra Dichiarazione di Indipendenza dall'esercito statunitense, il 4 luglio 2009.

La lotta di Vicenza continua a ispirare decine di campagne simili in tutto il globo e migliaia di attivisti negli oltre 100 paesi e territori che "ospitano" una presenza militare straniera. In quanto tale, la vostra decisione di dichiarare l'indipendenza viene presa a nome di tutti noi. Una Vicenza indipendente sarà un esempio importante per gli altri. Abbiamo bisogno che siano indipendenti Diego Garcia, Curaçao, Pjong Taek, Tan-Tan e Waihopei... Solo per citare qualche esempio.

La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti è un buon punto di partenza per formulare la propria indipendenza dall'occupazione o sottomissione da parte di un esercito straniero. Nella loro lotta contro il dominio britannico, all'epoca una delle rimostranze più comuni da parte dei cittadini degli Stati Uniti era che il Regno Unito stava "acquartierando ampi gruppi di soldati armati fra noi, anche in tempo di pace". Nel 1776 i cittadini degli Stati Uniti riconoscevano che la presenza militare permanente di una potenza straniera in tempo di pace minava la loro autodeterminazione e costituiva una violazione del loro diritto di essere padroni della loro stessa fede e della loro stessa terra. Il desiderio della gente di Vicenza oggi non è diverso dal desiderio espresso 233 anni fa in un documento che fino ai nostri giorni viene ampiamente considerato come uno dei fondamenti delle società democratiche, indipendenti e sovrane dell'era moderna.

La storia di Vicenza è una storia che si è ripetuta più volte nei secoli scorsi in più di mille luoghi in tutto il mondo. Ed è triste dover dire che la società di coloro che lottarono per la libertà nel 1776 si è tramutata nella società di chi si impone, e occupa, oggi.

È altrettanto inquietante vedere che Vicenza sta diventando un esempio moderno di quanto antidemocratiche, non trasparenti e - francamente - disoneste possono essere le moderne democrazie europee. Là dove ci si attenderebbe che il governo italiano ingaggiasse un dibattito aperto, inclusivo e civile con i suoi cittadini sull'esigenza, sul bisogno e sulle conseguenze di una nuova base militare straniera, lo Stato italiano ha fallito su tutti i fronti. Sono state occultate le informazioni agli stessi cittadini che sopporteranno le conseguenze dirette delle decisioni del governo. Anzi, le informazioni sono state occultate con il chiaro intento di prevenire un significativo dibattito pubblico sul tema. Inoltre è divenuto ovvio, negli ultimi anni di lotta non violenta da parte dei cittadini di Vicenza, che il governo italiano è intenzionato a demonizzare chi gli si oppone, anche se questa opposizione è formata da cittadini non violenti, rispettosi della legge, che pagano le tasse, cittadini che esso dovrebbe presumibilmente servire. Il governo italiano ha sistematicamente minimizzato le conseguenze della base progettata al Dal Molin, ha bloccato qualsiasi iniziativa di dibattito democratico e non discriminatorio, ha perfino bloccato un referendum locale che si sarebbe tenuto sull'argomento, nato su iniziativa del sindaco della città, eletto democraticamente.

Negli ultimi anni il governo italiano ha anche dimostrato di voler sovvertire intenzionalmente le proprie norme e leggi al fine di prevenire studi adeguati sulle conseguenze economiche e sociali delle basi militari già esistenti a Vicenza, come la Ederle, e della nuova base statunitense prevista al Dal Molin. Non sono stati condotti studi di impatto ambientale, anche se la legge italiana richiede che vengano eseguiti prima di qualsiasi progetto di costruzioni di una certa rilevanza. La ragione di ciò - come sappiamo bene - è il fatto che questo tipo di studi probabilmente darebbe un responso negativo, in quanto la base è progettata vicino a un sito del patrimonio mondiale UNESCO, e sopra la più grande falda acquifera della regione. Anche il governo italiano sa che il Dal Molin è una cattiva idea, ma rifiuta - costi quello che costi - di riconoscere il proprio errore.

Purtroppo questo riflette lo stato delle cose nel campo delle relazioni internazionali. Sembra che per il governo italiano sia più importante essere un docile alleato degli USA che far fronte ai bisogni e agli interessi della propria popolazione.

Inoltre, il fatto che gli USA deliberatamente distolgano lo sguardo quando un paese ospitante viola i diritti democratici del proprio popolo potrà essere e sarà usato contro di loro.

Bisogna avere coraggio, perseveranza e 'le palle' - per usare un'espressione americana - per fare quello che voi avete fatto a Vicenza: sfidare frontalmente uno Stato determinato a calpestare i diritti dei suoi cittadini e, in considerazione di ciò, la vostra implacabile lotta per la giustizia sta diventando un moderno esempio del potere e della determinazione della gente comune contro la pressione schiacciante dello Stato.   

Durante le recenti visite a Washington, dove alcuni rappresentanti del vostro movimento hanno provato a ragionare con i rappresentanti del governo e dell'esercito degli USA, è apparso evidente che gli Stati Uniti ritengono che Vicenza sia un'ubicazione perfetta per le proprie forze armate. Vi chiedete perché?  Perché la vita a Vicenza è molto piacevole: l'aria di montagna, il centro storico medievale, la cordialità della gente... È chiaro che il governo USA, nonostante tutti i vostri sforzi di persuasione, ha l'erronea impressione che a voi piaccia vivere con dei militari il cui numero è in aumento, che non si prendono il disturbo di imparare la vostra lingua, che non condividono la vostra cultura di pace e che non tengono in considerazione che in genere gli italiani non vogliono avere nulla a che fare con le guerre che loro stanno combattendo. Sembra che il fatto di avere lottato e manifestato senza ricorrere alla violenza, cercando di usare argomentazioni razionali invece di slogan scontati - per di più senza incolpare i singoli soldati americani dei soprusi della macchina militare di cui fanno parte - abbia portato Washington a pensare che l'esercito americano ai vicentini di fatto piaccia proprio. Dobbiamo rettificare questo equivoco, perciò l'International Network for the Abolition of Foreign Military Bases appoggia completamente tutte le azioni non-violente di "inospitalità" intraprese dal movimento No Dal Molin. Se gli Stati Uniti vogliono trasferire Africom a Vicenza perché è una città in cui si vive bene, a quanto pare dobbiamo fare in modo che non lo sia più.

Ci chiamano anti-americani, ma sono sicuro che voi, come tutti noi, vi comportereste allo stesso modo se le basi nella vostra città fossero gestite dai russi, dai francesi o da qualsiasi altro esercito straniero. Ci troviamo piuttosto a dover combattere un anti-vicentinismo: l'idea cioè che le grandiose fantasie militari di chi decide a Washington e a Roma possano essere prioritarie rispetto ai bisogni, ai desideri e alle preoccupazioni legittime degli abitanti di Vicenza.   

Ospitare una base significa cedere sovranità e indipendenza. E il porre fine a una simile situazione non voluta comincia dalla riconquista della sovranità attraverso una dichiarazione di indipendenza.

Dunque dichiariamo l'indipendenza. E rimandiamo a casa TUTTI i soldati.

In solidarietà,

Wilbert van der Zeijden, per conto di

International Network for the Abolition of Foreign Military Bases

www.no-bases.org

 

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Wilbert van der Zeijden scritto il Jul 03, 2009:
Frances, thanks for your comment. Europeans in general are still very grateful for the US' efforts in the 2nd world war. But that doesn't automatically mean that we want your bases 60 years later. Just like we don't want any more Russian bases, or Canadian bases, or any other bases offered by anyone who helped us out in WWII. The World has changed since, and so has Europe. We don't need any US bases, nor do we want them. Time to go home. The fact that individual soldiers do not have the power to leave VIcenza unless orders given to them allow them to, is correct, and telling in itself. You're country tries to sell us the idea that -really - there's nothing wrong with putting large collections of your military men in our towns, men who live by medieval rules like: "If you leave without permision we will shoot you". A very strong argument supporting the withdrawal of foreign military bases if you ask me. I am very real, Francis. It is the Vicenzans who cannot leave. They live there. Do you want them to put up with it just because it's so sad or the military personnel otherwise? Do they have to accept yet another base because the poor soldiers on it will be shot if they leave? We're glad to be of help if going home is what they want. And from experience we know that - without resorting to violence - protest, and making the town less welcome to foreign soldiers can be a method of getting the message - and the troops - home.
frances scritto il Jul 02, 2009:
well america does bring soldiers from other countries to their bases. They just like many americans never go out and mix with the locals. They buy up lots of expensive stuff. Learn their trade and go home. Many of them have used their knowledge to hurt Americans. Wilbert van der Zeijden you don't know history. Your country was saved by American soldiers. Itlay was save by Americans soldiers. Europe is free today because of American soldier blood. Lots of it. If you don't want military bases then negotiate with your government and our government. Our Soldiers have not power other than orders given then. They cannot leave unless they have orders. If they leave the countries that they are in on their own accord they can be shot by their superiors when captured. Our soldiers have not POWER. Get real.
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